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Delitto Passionale

Crespi s'infilò i guanti una volta lasciata l'auto. Uscire da quel cubo di ferro reso incandescente dal forte sole estivo non poteva che essere un sollievo, anche se la destinazione era un luogo del delitto. Specialmente nella città di Mendoza, in Argentina, il sole sapeva far cuocere un uovo sul capo di un uomo, se questi avesse voluto sperimentarlo.

Oltrepassò la soglia dell'abitazione e salutò gli agenti che avevano già reso sicura la zona, in attesa dei colleghi della scientifica per la raccolta delle prove.

Questa giornata è già cominciata male, pensò tra sé rimuginando sui tre quarti d'ora di traffico a cui avevano dovuto far fronte i suoi nervi quella mattina per attraversare la città ed arrivare lì, passando da un'orribile scena del crimine a un'altra, che prometteva di essere altrettanto poco invitante.

Ma la gente alle 12:30 del giorno non dovrebbe essere a lavorare, invece di intasare le strade?

Il Commissario Giulio Crespi si fece indicare la camera in cui trovare la vittima, ma non fece in tempo ad imboccare il corridoio che si sentì chiamare.

“Giulio! Sono arrivato il prima possibile.”

Era Virgilio Marquez, il suo vice, che possedeva l'incredibile capacità di perdersi ovunque, anche nel suo stesso bagno. Motivo per cui sia stato capace di arrivare ancora più tardi di Crespi, bloccato dal traffico dall'altro lato di Mendoza, nonostante abitasse a soli due isolati da lì.

“Se non ti è ancora passata la sbornia di ieri notte puoi anche tornartene da dove sei venuto, vecchio disgraziato.”

“Non andarci giù pesante con le parole quando si tratta degli amici, Giulio. Risparmiatele per quei maledetti che ci hanno fatti alzare presto stamattina per occuparci dei cadaveri che si lasciano dietro.” Crespi e Marquez si strinsero la mano e ridacchiando si avviarono lungo il corridoio.

Arrivati alla camera da letto tuttavia, il sorriso morì sulle labbra di entrambi.

Sul pavimento davanti a loro era stesa in modo scomposto una donna, giovane e bellissima. Era ricoperta di lividi violacei e gonfi, ovvi segni di una lotta disperata per liberarsi di chi l'aveva infine accoltellata due volte al ventre e una al petto. Il suo sangue si era raccolto in una pozza sotto di lei, e si era quasi seccato. Stranamente però, la visione che sconvolse di più i due commissari di polizia, fu quella dei piccoli segni regolari che la vittima aveva sulla spalla sinistra.

Valerie Dantés, uccisa a soli 23 anni, era stata anche morsa.

Uscito dalla stanza con Marquez per far posto a quelli della scientifica che aveva raggiunto la casa, Crespi si guardava i piedi, e i due non avevano molto da dirsi. Di morti ammazzati ne avevano visti a dozzine, eppure davanti a quella ragazza si erano fatti prendere da un malessere, quasi fosse un disgusto per l'intero genere umano per essere capace di compiere azioni simili. La bellezza struggente di quella donna era tale da trasmetter loro la sensazione che neanche la vecchiaia avrebbe mai potuto togliergliela completamente. Neanche la morte era riuscita in questo, ma in compenso si era presa la sua vita.

“Cavolo Giulio, quell'animale l'ha addirittura morsa..”

“Dici bene, dev'essere stato un uomo, questo ha l'aria di un delitto passionale.”

“Chi ha telefonato alla polizia?”

“È stata la vicina dei Dantès, Rosemarie Buendìa. Aveva invitato la ragazza a pranzo da lei, e quando non si è presentata ha bussato più volte alla sua porta. Non vedendo reazioni dall'interno per molto tempo, si è decisa a prendere le chiavi di riserva in sua custodia ed entrare a controllare che Valerie stesse bene.”

“Altro che bene. Stava da Dio.” Crespi storse le labbra in una smorfia amara.

“Andiamo Virgilio, abbiamo un marito da interrogare.”

Fernando Dantès era al commissariato, ed era distrutto. Ore prima, quando aveva ricevuto la terribile telefonata di Rose, le sue urla di disperazione erano risuonate tutto il terzo piano dell'azienda in cui lavorava. Per l'arrivo della polizia aveva finalmente raggiunto uno stato in cui era possibile comunicare con lui. Tuttavia non gli sarebbe bastata una vita a rimettere le cose a posto.

“Signor Dantès, mi dispiace per tutte queste domande, mi creda, se non fosse un'inevitabile procedura, rimanderei ad un momento più opportuno. In ogni caso abbiamo quasi finito.”

“Non si preoccupi commissario...”

“Crespi.”

“Si, esatto, mi scusi. Sappi che Le dirò qualunque cosa Lei ritenga utile per scoprire chi è quell'infame che ha fatto questo a mia moglie.”

“La ringrazio, e Le prometto che lo troveremo. Signore, chi aveva accesso alla casa oltre a Lei e alla signora Rosemarie Buendìa?”

“Nessun altro, oltre ai muratori che abbiamo assunto per certe migliorie alla facciata posteriore della casa. Rose mi ha detto che oggi non si sono presentati, non ho idea di dove siano, o se abbiano chiamato a casa per avvertirci.” Dantès ebbe un fremito quando si accorse di aver usato il plurale.

“Ce ne occuperemo noi.” continuò Crespi fingendo di non essersi accorto del suo impaccio. “Un'ultima domanda, signor Dantès, e poi la lasceremo andare. C'era qualcuno che voleva male a Sua moglie?”

Dantès si aprì a un debole sorriso.

“Valerie non aveva nemici, nel peggiore dei casi forse una manciata di donne invidiose, ma nessuno che la odiasse. Voi l'avete vista, commissario. Mia moglie era un angelo.”

Qualche giorno dopo Crespi entrò nel suo ufficio di umore migliore del solito e si bloccò sulla soglia con la porta semiaperta e la mano ancora sulla maniglia.

“Tu vuoi portarmi sfortuna e rovinarmi una bella giornata della mia esistenza” sbottò in direzione di Marquez, placidamente seduto alla sua scrivania.

“Che ci fai puntuale al lavoro, vuoi far venire a piovere?” Marquez diede una scrollata di spalle e sorrise.

“Sarò caduto dal letto. O forse mi ha buttato giù mia moglie. Può anche darsi che tu stia invecchiando e non sia più svelto come credi.”

Crespi raggiunse la propria scrivania, vi posò la borsa e gli fece un ghigno.

“Non darti arie. Io sono ancora nel fiore dei trenta, mentre tu sfiori quasi i cinquanta, e tutti i tuoi capelli sono impalliditi al pensiero e si sono dati alla fuga di massa.”

Scoppiarono a ridere entrambi e in quel momento si spalancò la porta.

Ad entrare fu Natalia Munos, capo commissario e superiore di Crespi e Marquez. Era una bella donna di trentacinque anni, che aveva fatto una rapida carriera perchè straordinariamente intelligente. Crespi l'ammirava non solo per come svolgeva il suo lavoro, ma anche come persona, e anche se non lo ammetteva mai, ne era senza dubbio innamorato. Si diceva però senza speranze perché non riusciva a capire se anche Natalia provava qualcosa per lui.

“Così non andiamo bene, signori” introdusse lei mentre attraversava la stanza. “abbiamo un assassino a piede libero e neanche una prova che ci porti a lui. Se continua così, ce lo lasceremo scappare e nessuno lo acciufferà mai più. Qualcuno ha scoperto qualcosa di nuovo?” chiese infine speranzosa.

“Oggi pomeriggio avevo intenzione di tornare dal marito della vittima per vedere se ricorda qualcosa di utile.”

“Ottimo Crespi, lo faccia.” Concluse svelta lei, raggiunse la porta per il suo ufficio privato e si dedicò a una montagna di lavoro.

Più parlava a quell'uomo, e più gli stava simpatico. Crespi ammirava profondamente l'amore di Dantès per la sua defunta moglie. Mentre gli mostrava i suoi vecchi album di foto, sembrava rivivere il passato e sembrava emozionato.

“Guardi, questa è di quando ci siamo sposati, solo un anno fa. Avevamo invitato tutti i nostri amici e parenti. E quest'altra invece è più vecchia, lì aveva 19 anni e si era appena diplomata al liceo, quelli erano tutti i suoi compagni.”

Crespi osservò le foto e notò qualcosa di strano.

“Dantès, chi è quell'uomo che in tutte le foto guarda sua moglie invece dell'obbiettivo?”

“Quello? Non lo conosco bene, è uno degli amici d'infanzia di Valerie. Mi pare si chiamasse Manuel Suarez. Non sta mica dicendo..?”

“Non posso dirle niente di certo, ma in tutte le foto in cui è con Valerie, la fissa. Non abbiamo ancora una pista, quindi perchè non tentare questa?”

Al pensiero di conoscere la faccia dell'assassino, Dantès si fece tetro.

“Crespi, nel caso fosse davvero lui e lo prendeste, che cosa ne farete?”

“Per questo tipo di reato non è prevista la pena di morte, ma l'ergastolo.”

Dantès ci pensò su.

“Sono contento. Se lo merita di soffrire fino alla fine della sua vita.”

Quando Giulio Crespi lasciò la casa di Dantès per cercare il suo collega e raccontargli della sua scoperta, era ormai sera tardi. Visto che non rispondeva al telefono e a casa aveva raggiunto solo la moglie, che arrabbiatissima gli aveva spiegato che non era ancora tornato, sapeva esattamente dove trovarlo.

Guidò fino a uno dei bar più disgustosi di Mendoza, e a colpo sicuro, vi trovò Marquez ubriaco che per poco non faceva a botte con un gigante di due metri.

“Virgilio, non farti pestare che ho bisogno di te domani! Vieni che ti pago il conto e ti riporto a casa.” Una volta che lo ebbe consegnato alle cure di sua moglie, Crespi tornò a casa sua e pensò a un piano.

Il giorno dopo in ufficio espose le sue riflessioni della sera prima a Marquez. Questi era un po' scettico, ma concordò che era meglio che starsene con le mani in mano. Insieme bussarono alla porta di Natalia Munos e una volta entrati le spiegarono come volevano procedere.

“Ho passato ore intere a cercare informazioni su questo Manuel José Suarez, e indovina un po'? Svanito nel nulla poco dopo la morte di Valerie! Lavorava qui in città in un cantiere, ma non si è più presentato. Non sappiamo dove abita. L'unica via per risalire a lui è quella di fare una visitina a sua madre e vedere se si nasconde a casa sua.”

“Giulio, vorrei tanto aiutarti, ma non posso darti un permesso di perquisizione per delle foto! Non sono prove valide. Mi dispiace, ma dovrai cercarlo in qualche altro modo. Non sappiamo neanche se sia davvero stato lui.”

“Ma non c'è un alto modo! Natalia, ascolta, sono mesi che aspettiamo che ci piovano le prove dal cielo, non abbiamo altro che questo, dobbiamo...”

“Voi non dovete e non farete nulla, mi sono spiegata? Continuate ad indagare finchè non avrete qualcosa di più concreto.”

Demoralizzati, Crespi e Marquez tornarono alle loro scrivanie e rimasero muti come pesci.

“Beh, un modo c'è.” Disse all'improvviso Marquez.

“E quale?” chiese ansioso Crespi. Marquez gli fece l'occhiolino.

“Alla maniera dei criminali.”

Quando furono davanti alla porta di casa della vecchia Suarez, nella provincia di San Juan, Crespi si guardava intorno nervoso.

“Tu sei un pazzo. Sei almeno sicuro che la vecchiaccia sia a fare la spesa?”

“Sicurissimo!” Scattò Marquez. “E anziana e lenta com'è, ci metterà mezza giornata prima di tornare.”

“In ogni caso non perdiamo tempo.”

I due commissari fecero il giro della casa ed entrarono dalla porta sul retro scassinandola. Frugarono dappertutto cercando però di lasciare tutto in ordine, e alla fine trovarono delle lettere di Manuel Suarez in un cassetto. In quel momento sentirono un rumore di serrature dalla porta principale. Presero le lettere, scapparono dal retro, entrarono in macchina e partirono a tutto gas.

“Siete degli idioti!” Natalia Munos era furibonda.

“Andate in una microscopica cittadina con l'auto di servizio della polizia, rubate in casa di un civile, di una povera vecchia, e vi aspettate che nessuno vi veda! Siete senza cervello! Avete fatto fare una figuraccia a tutto il corpo di polizia! Sciagurati!” Aggiunse una fila di altre parolacce più colorite e arrivò anche a dargli degli scimmioni. Il commissario Crespi e il vice commissario Marquez ascoltarono muti e mortificati. Per colpa dello scandalo che avevano causato, per evitare di una denuncia imbarazzante da parte della vecchia Suarez, la polizia era stata costretta ad archiviare il caso. Non avrebbero più potuto cercare il loro assassino.

Due anni dopo, Giulio Crespi tornava a Mendoza da un viaggio e attraversava la stazione dei treni, quando riconobbe il volto di un uomo seduto su di una panchina.
Era Fernando Dantès, che gli sorrise quando lo vide, così Crespi gli andò incontro e gli strinse la mano.

“Dantès! Quanto tempo. La trovo bene.”

“La prego, mi chiami Fernando, ormai ci conosciamo da tanto. Posso chiamarla Giulio, vero? Come vanno le indagini, commissario?”

Crespi si morse la lingua. Nessuno gli aveva detto che il caso era stato messo da parte.
“Insomma...Le tracce sono ancora deboli, è difficile...”

Dantès fece un altro sorriso fiducioso.

“Non preoccuparti, sono sicuro che state facendo tutti del vostro meglio. Non è colpa vostra se quel disgraziato si nasconde bene. Mai mollare, giusto?”

Crespi s'imbarazzò ancora di più e provò a cambiare discorso.

“Che cosa ci fai qui alla stazione, aspetti qualcuno?”

Dantès rise.

“In effetti si. Sai, mi dicesti che Suarez abitava in campagna, ricordi? Ma di lavoro se ne trova solo in città, quindi è costretto a prendere il treno tutti i giorni per venire a lavorare. Quindi io tutti i giorni lo aspetto qui. Dovrà passare prima o poi! E non appena lo vedrò, non lo perderò un attimo, telefonerò a voi della polizia e vi farò sapere dove trovarlo.”

Crespi si sentì morire. Quell'uomo non avrebbe mai mollato, l'assassino non l'avrebbe mai fatta franca, e loro si erano arresi già due anni fa! Si congedò da Dantès, gli promise di aggiornarlo sul caso, e decise che avrebbe trovato Manuel José Suarez.

“Che cosa?! Ha passato gli ultimi due anni ad aspettare l'assassino di sua moglie alla stazione?” Marquez era senza parole. Nel caldo del suo ufficio pensò a quanti giorni freddi avesse trascorso quel povero Dantès immobile alla stazione a guardare un treno dopo l'altro. Crespi annuì.

“È per questo che dobbiamo riaprire il caso, Virgilio. Non possiamo fare nulla per sua moglie, ma almeno a lui restituiremmo la pace se consegnassimo l'assassino alla giustizia.”

“Ufficialmente non posso fare nulla, ragazzi.” Era entrata di nascosto Munos, e dopo aver sentito il loro discorso, li guardava con gli occhi pieni di comprensione. “Ma vi prometto che se troverete Suarez, vi darò dei miei agenti per catturarlo.”

“Grazie Natalia, sei il massimo, siamo in debito con te.” Disse Crespi, contento.

“Allora pretendo il pagamento di questo debito stasera alle sei in punto, al caffè dietro l'angolo. Ti aspetto lì Giulio.” Gli fece l'occhiolino e sparì di nuovo nel suo ufficio. Crespi era rimasto a bocca spalancata mentre Marquez se la rideva sotto i baffi.

“Tu le piaci.”

“Non dire scemenze Virgilio, renditi utile invece. Dimmi, hai ancora quelle lettere che .. ehm.. prelevammo a casa di Suarez?”

“Le lettere rubate?” Sorrise. “Le ho proprio qui, diamoci un'occhiata.”

Non contenevano nulla di importante. Non c'era scritto dove abitasse Manuel Suarez, nè dove lavorasse. Molte erano lettere indirizzate a Valerie, segno che avevano mantenuto i contatti. Una sola curiosità avevano in comune tutte quelle carte. In ognuna si faceva riferimento al calcio. Anche solo frasi casuali come “Ho parato quell'offesa come un Buffon ai mondiali.”, messe in lettere che con il calcio non avevano nulla a che vedere.

“Beh, abbiamo un fanatico del calcio che era in contatto con la nostra Valerie. Per il resto, non abbiamo cavato un ragno dal buco.” Concluse Crespi. Raccolse le sue cose, e si avviò al suo appuntamento.

Quando arrivò vide Natalia seduta vicino al tavolo del caffè.

“ Ciao Giulio ben arrivato...”

“ Ciao Natalia come stai?”

“Come al solito. Sono tanto impegnata con il lavoro che non ho piú tempo per le persone.”

“Capisco, c'è qualcuno in particolare a cui non riesci a dedicare più tempo?” Munos fece un sorriso malizioso.

“Mi stai chiedendo se ho il fidanzato, Giulio?” e prima che potesse smentirsi aggiunse “No, non ce l'ho, anche se sono in molti che mi vorrebbero.” Crespi si fece triste e insicuro all'idea di una fila interminabile di uomini armati di fiori fuori della porta di Natalia.

“Per ora però, nessuno di quelli che si sia fatto avanti mi ha convinto.” Aggiunse lei guardandolo dritto negli occhi. Crespi si fece ancora più nervoso.

“Che ti devo dire? Sarà che gli uomini che hai incontrato siano incapaci di trattare con una donna come te” Buttò giù infine.

“O forse vuoi dire che io sono una donna intrattabile?” Munos alzò un sopracciglio.

“No, no! Assolutamente. Solo, sei una donna decisa, Natalia. Sai quello che vuoi, e questo intimidisce gli uomini..”

“Intimidisce anche te?” Chiese lei dopo una piccola pausa. A Crespi per poco non cascò la mandibola.

“Io...” Tuttavia non ebbe il tempo di incominciare, perché fu fermato dal drriiin driiin insistente del suo telefono.

“Ah, mi dispiace, aspetta lo spengo..” si affrettò a dire estraendo il cellulare dalla tasca.

“No rispondi, forse è importante.”

Giulio Crespi guardò prima lei, poi il display del cellulare, dove lampeggiava il nome “Virgilio”. Accettò la chiamata e se ne pentì subito.

“Giuuuulioo!” Gli strillò un Virgilio mezzo ubriaco all'orecchio per farsi sentire sopra il chiasso del bar. “Ho capito tuttooooo!”

“Bravo, hai capito che sei scemo?” Ringhiò Crespi.

“Nooo. Ho capito come trovare l'assassinooo! Raggiungimi subitooo!”

“ Okay ti raggiungo subito!, Natalia devo scappare Marquez pensa di aver scoperto chi é l'assassino!, ci sentiamo dopo ciao.”

“Okay ciao.”

Crespi si affrettò per ragiungere Virgilio e penso “ speriamo che non sia una scemenza”.
Fece un respiro breve e iniziò a correre.

Era arrivato e Marquez si dondolava sulla sedia ad aspettare Crespi.

“ Wow finalmente! Ci avrai messo circa 30 minuti. Ad arrivare vabbè comunque ho capito tuttooooo, si tratta della PASSIONE!!!!!”

“ Come della passione che centra in questo momento?”

“ allora la passione centra eccome! La mia passione è quella di ubriacarmi anche se ai miei amici e alla mia moglie non piace, lo faccio perché mi PIACE!!!, quindi se la mia passione è questa, quella dell'assassino sarà il calcio non ti pare?!”

“ Ma certooo come posso a non capirlo sei un genio amico mio!!! Andiamo allo stadio lo troveremo sicuramente là!”

Nessuno avrebbe mai pensato di trovare Suarez allo stadio, quando gli agenti di Munos travestiti da tifosi lo fermarono, gli dissero di seguirli in questura, si mostrò molto calmo e non accennò alla fuga!

Arrivò Munos e si mise ad interrogarlo ma si fece molto più complicato del previsto, altre tutto Suarez aveva un alibi di ferro ed il fatto che fosse un serio professionista e una persona molto apprezzata in società, lasciava al commissario Munos intravedere lo spettro del fallimento!

L'unica possibilità era farlo confessare, già ma come ? Si chiese, era tutto a suo favore e non c'erano prove! Fu allora che Munos ebbe l'intuizione geniale.

Cominciò ad offendere il commissario Crespi dicendogli che si era sbagliato “ ancora una volta hai preso un GRANCHIO e non una sola parola mi hai delusa molto!”

Il commissario Crespi restò in silenzio, a bocca aperta e anche quando la sigaretta gli cadde per terra non capì cosa dicesse il suo capo e perché!Ma certooo!

La Munos in questo modo lasciò credere che Suarez era un uomo troppo debole per compiere un'atto così crudele, non era dotato di un “ fascino” così forte da far impazzire le donne … insomma fece in modo che l'orgoglio di Suarez esplodesse letteralmente al punto che quando si alzò di scatto in preda ad una rabbia cieca, alla …...... domanda di Munos :” Signor Suarez allora vuol dire che é stato Lei ad uccidere la signorina Valierie?”

La risposta fu chiara e lei si sentiva piena di orgoglio.

“certo che sono stato io … cosa credete, non sono mai stato rifiutato da una donna!”

tutti e tre restarono per un bel po' di tempo in silenzio, Munos disse a voce avvincente

“ Hai registrato tutto ?”

“ si capo dall'inizio fino alla fine.” gli dissero dal microfono nascosto in sala.

Crespi restò incredulo per molti minuti e sorrideva nello scuotere la testa. Crespi pensò di invitare di nuovo Munos a bere un altro caffè per riprendere il discorso che avevano interrotto, sicuro dalla sua “passione” per lei.

Finalmente avevano catturato Suarez e lo avevano imprigionato nella prigione non si sa per quanto tempo ma ci sarebbe stato parecchio !

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