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SHERLOCK HOLMES E IL CORPO NASCOSTO

Il mio nome è Sherlock Holmes consulente della polizia di Londra…

Forse, per essere più preciso, dovrei dire EX consulente della polizia di Londra, visto che motivi personali che non starò qui a raccontarvi mi hanno spinto a fare abuso di stupefacenti e ho dovuto interrompere la mia collaborazione professionale.

Uscito dalla clinica di recupero in cui il mio ricco, anzi ricchissimo padre, mi aveva gentilmente rinchiuso, l’amata figura paterna, come è nel suo stile invece di starmi vicino, mi ha imposto un trasferimento oltreoceano nella sua casa di New York e ha ingaggiato un’esperta in riabilitazione, tale Joan Watson.

Quella mattina suonarono al campanello.

Aprii la porta e mi ritrovai davanti una ragazza non tanto alta, dai capelli neri lunghi, ben vestita e con mani ben curate che attirarono subito la mia attenzione.

Dedussi così che doveva essere stata un medico chirurgo precedentemente.

Dopo averla guardate un po’ lasciai la porta aperta per farla entrare e andai a prendere la giacca.

Quella stessa mattina mi aveva chiamato il capitano Gregson della polizia di New York, amico di vecchia data il quale, a volte, utilizza il mio talento investigativo per dare una svolta decisiva alle indagini.

Quella mattina mi parlò di un caso di furto e scomparsa di una donna, la Signora Parker.

Andai così sul luogo del fatto affiancato dalla signorina Watson.

Arrivati sul posto il capitano Gregson mi guardò con sguardo interrogativo chiedendomi chi fosse la ragazza accanto a me.

Senza spiegare niente dei miei problemi personali, gli dissi semplicemente che era la mia nuova assistente.

Entrammo nella casa e varcando la porta notai subito l’impronta di uno scarpone, probabilmente un 45, con piccole ma evidenti tracce di sangue.

Ovunque fosse, la donna scomparsa era ferita.

Andammo dal marito a fargli un po’ di domande e mi colpì immediatamente il fatto che fosse stranamente tranquillo.

Finito l’interrogatorio cominciammo a girare per le stanze della casa.

Nel soggiorno erano state spostate alcune cornici e rubato un portagioie.

Nel bagno niente di rilevante.

La cosa mi colpì, entrando in cucina, fu la quantità di vetri spezzati per terra.

Mi domandai subito come potesse un bicchiere spezzarsi in così tanti frammenti.

L’assistente del capitano Gregson, il detective Greys, un tipo arrogante e pieno di sé, continuava ad insistere sul fatto che il bicchiere fosse solo uno visto che tra i frammenti era stato trovato solo un fondo.

La cosa non mi convinceva e per dimostrare la mia ipotesi mi feci dare una penna e mi chinai per terra.

Facendo attenzione ai vetri rotti guardai sotto i mobili e finalmente lo trovai.

Misi la penna sotto il frigorifero e feci scivolare fuori il secondo fondo.

Rendendo onore al mio infallibile ragionamento deduttivo e imbarazzato per il basso QI del detective Greys mi rialzai e mostrai il mio trofeo.

Si poteva quindi dedurre che la donna conoscesse il suo rapitore, visto che aveva bevuto insieme a lui un calice di vino.

Andammo a guardare l’ultima stanza, la camera da letto.

C’erano segni di lotta ma nessuna traccia della donna.

Andai dalla parte del letto del marito a vedere se c’era qualche indizio ma niente.

Feci il giro del letto e andai a vedere la parte di opposta.

Mi accorsi subito che il pavimento vicino al comodino era leggermente in pendenza.

Presi una pallina e la feci scivolare verso il comodino provando così la mia teoria.

Andai vicino al comodino e cominciai a tastare dietro in cerca di un pulsante.

Lo trovai e con un clic si aprì una porta.

Una stanza segreta.

La pallina che si era fermata sul muro scivolò nella stanza e poco dopo si fermò, accesi la luce e disteso per terra c’era il corpo della donna che 5 minuti prima si credeva scomparsa e devo ammettere che a volte detestavo avere ragione.

Portammo il marito in centrale per fargli altre domande dal momento che adesso lui era il sospettato numero uno ma, io non ero d’accordo e i motivi erano due, primo motivo l’impronta della scarpa sulla porta era almeno un 45 lui portava al massimo un 40 e secondo motivo la donna era stata strangolata e le mani del marito erano troppo piccole per essere stato lui.

Così aspettai che il capitano e il suo assistente finissero e chiesi due minuti per parlare con il marito, appena entrai gettai sulla scrivania un blocco con una matita e gli dissi di scrivere tutti i nomi delle perone che conosceva con grandi mani e piedi lunghi.

Dopo cinque minuti ricevetti la mia lista e cominciammo a interrogare tutte le persone ma niente di rivelante così io e la mia amica Watson che oltre ad essere la mia “amica” devo dire che aveva un QI superiore a quello che pensavo.

Guardammo in internet se c’erano stati casi simili a questo e trovammo un articolo che parlava di una ragazza con i capelli rossi giovane e bella, quasi identica alla donna uccisa, tale Madison Apple.

Andammo a casa della ragazza per fargli delle domande e dopo circa trenta minuti riuscimmo a sapere il nome della persona che l’aveva aggredita perché essa era riuscita a intravedere attraverso il passamontagna gli occhi dell’uomo e lo riconobbe.

Il sospettato si chiamava Vladimir Narden.

Poco dopo, mentre ci dirigevamo alla casa del sospettato chiamammo il capitano Gregson che ci disse che il nostro sospettato era morto.

Una pallottola dritta in testa, la lavatrice rovesciata per terra e stranamente una busta di riso in mezzo ai saponi che mi fece notare Watson, c’era un’impronta di scarpone sopra la lavatrice tale e quale all’impronta trovata sulla porta.

Dopo un paio di ricerche scoprimmo che Vladimir Narden era un pazzo psicopatico con scatti di rabbia e che era in terapia dal marito della donna uccisa.

Lo sapevo che era stato il marito me lo sentivo, ma non sapevo come incastrarlo così la mia amica Watson mi fece notare una cosa: Vladimir Narden era allergico al riso ma allora che ci faceva quel pacco di riso nel bagno?

Andammo di nuovo a casa del signor Narden e dentro il sacco trovammo il suo cellulare lo portammo dal capitano Gregson e controllamo tutto immagini, video, contatti e così via, e finalmente la trovammo la prova schiacciante per incastrare il marito, il signor Narden registrava le sue sedute e ascoltandole una per una scoprimmo che il signor Parker ipnotizzava il paziente e lo istigava a uccidere la moglie per ottenere i soldi di un’assicurazione sulla vita.

Il signor Parker fu arrestato per duplice omicidio e il caso fu chiuso.

“Eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.”

Cit. Sherlock Holmes.

Domitilla Giagnacovo 8e

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